ORGANIZZARE VUOL DIRE ASSEGNARE RUOLI

Se assistiamo a continui tentativi di riforma che, dopo il primo annuncio, non riescono a portare il beneficio sperato, c’è una spiegazione. La risposta è più semplice di quanto non si creda, ma la soluzione è davvero complessa. Il motivo da cui dipende l’insuccesso degli interventi riformatori risiede nel fatto che si pretende di risolvere ogni questione con strumenti e soluzioni di tipo “tecnico”. Ma l’organizzazione non si compone solo di tecnica. Ciò che non si vuole comprendere è che ogni “organizzazione”, Ministero, Regione, Provincia, Comune o Azienda che sia, è un “contesto sociale”, all’interno del quale interagiscono tutti quei fattori tipici di quel modello che ne determinano, sia il successo, sia l’insuccesso. Nel mondo manageriale sono stati innumerevoli i tentativi di osservare il mondo organizzativo, ma molti di essi scontano un limite: osservano l’organizzazione come soggetto statico e trascurano l’importanza di una delle componenti più “critiche”: il fattore umano. Un’organizzazione può avere procedure perfette, risorse in abbondanza e persino finalità ben definite, ma ciò non vuol dire che tutto funzionerà alla perfezione. Gli studiosi da sempre sono alla ricerca della formula magica del buon funzionamento, ma si sono sempre scontrati con le “variabili del sistema”, spesso determinate dalla “componente umana”. Così, dopo tanti vani tentativi si è arrivati alla scelta della “ingegnerizzazione”, cioè alla proceduralizzazione delle attività attraverso la prescrizione dettagliata di ogni fase, proprio allo scopo di limitare al massimo l’intervento umano. Sembra paradossale, ma quelle che dovrebbe essere l’elemento di valore di una organizzazione, cioè le persone, finiscono con l’essere considerate un problema. Tutto ciò accade perché si trascura una parte importante delle organizzazioni: “il sistema delle relazioni”. L’efficienza, la funzionalità e l’efficacia di una organizzazione dipendono dalla qualità del suo sistema relazionale. Non è una questione che si possa risolvere con un algoritmo, né con una formula, ma si tratta dell’aspetto più complesso del vivere umano: la gestione dei rapporti con l’altro. In verità la complessità ha più ragioni di tipo “emotivo” che “razionale”. Dal punto di vista razionale, infatti, anche questo problema può trovare la sia soluzione, per esempio, attraverso la chiara definizione dei “ruoli” a ciascun componente. Assegnare i ruoli, cioè, l’ambito delle aspettative e delle responsabilità, non è difficile, anzi è necessario, ma richiede un’attività di difficile attuazione: quella di definire anche il proprio e consentire che gli altri possano verificare la nostra capacità o disponibilità ad assolverlo. Organizzare vuol dire assegnare ruoli. Ed è questo l’unico modo per riuscire a trovare il collante all’interno di qualsiasi sistema, anche più delle procedure. Perché ogni persona avverto il bisogno di avere un proprio spazio organizzativo, ben definito, cioè, un ruolo.

Santo Fabiano

articolo pubblicato su Italia Oggi di venerdì 9 novembre 2018