Piano della “buona amministrazione” è meglio di “anticorruzione”

In che cosa consiste la prevenzione della corruzione? E’ questa una domanda sulla quale è opportuno soffermarsi. Sia per l’attenzione che si deve riservare al contrasto verso un fenomeno dilagante e sempre più radicato, sia per la dubbia efficacia dei metodi formalistici utilizzati, persino associati a sanzioni di dubbia logicità.

Il nostro Paese appare attratto dalle emergenze. E la storia amministrativa e legislativa sono disseminate da interventi “di tipo emotivo” finalizzati a combattere fenomeni, di volta in volta, avvertiti come emergenti. Abbiamo quindi norme “antimafia” a cui si aggiungono quelle “antiterrorismo” che si affiancano a quelle “antiriciclaggio”, e poi “antiassenteismo” per non parlare di quelle “anti-evasione” e le più recenti “anti-furbetti” e così via discorrendo.

In poche parole è come se, piuttosto che orientare l’azione amministrativa verso regole di “buon senso”, l’organizzazione della vita amministrativa è caratterizzata da una stratificazione infinita di regole eccezionali nate con la pretesa di arginare singoli fenomeni, la cui somma non fa un sistema, ma una rete complessa che impedisce l’azione e, riconosciamolo, non combatte nemmeno i fenomeni di cui si proclama il contrasto.

Il risultato di questa superfetazione legislativa e amministrativa è la complessità o persino la paralisi delle attività, in pieno contrasto con il principio della funzionalità amministrativa che dovrebbe caratterizzare ogni azione.

Certamente gli “allarmi” sono reali. Siamo circondati da “corrotti” (altrimenti perché un’Autorità specifica?), da “mafiosi” (anche qui valgono le considerazioni precedenti), da terroristi, da evasori, da furbetti… e da quant’altro di deteriore possa generare la vita sociale e amministrativa. Ma tutto ciò, ammesso che sia proprio come viene rappresentato, ha soltanto una soluzione: “la buona amministrazione”!

Quello che serve alla pubblica amministrazione italiana, infatti, non è una prescrizione schizofrenica di emergenze amministrative, peraltro fornite con leggi interpretate da “circolari”, corrette da “orientamenti”, revocate da “linee guida”, modificate da “comunicati” e rettificate da “raccomandazioni”, a cui sono ricollegate aspre sanzioni, non nei confronti di mafiosi, terroristi, corrotti, evasori, ecc., ma ai danni di funzionari, rup e operatori, a meno che non ricorrano all’espediente di dichiararsi in “conflitto di interessi” (che non si può negare a nessuno) con il privilegio di potersi astenere da ogni azione e non incorrere in alcuna responsabilità. Fermo restando che, se desiderano maggiore protezione, possono indossare gli abiti del whistleblower e godere di ogni forma di tutela, senza alcun impegno.

Probabilmente, dopo avere sperimentato tutte queste forme “continentali” che hanno soltanto l’aspetto del “rimedio” (o persino di “trovate accademiche”), è opportuno ripristinare i sani principi della nostra Costituzione che all’articolo 97 invoca i principi di “buon andamento e imparzialità” o persino il primo comma della legge 241/1990 che reca “l’attività amministrativa persegue i finideterminati dalla leggeed è retta da criteridi economicità, di efficacia, di imparzialità, di pubblicitàe di trasparenzasecondo le modalità previste dalla presente legge e dalle altre disposizioni che disciplinano singoli procedimenti, nonché dai principi dell’ordinamento comunitario”.

Proprio leggendo quest’ultimo comma si evince che il modo migliore per combattere ogni deviazione, presente e futura e ogni fenomeno corruttivo, mafioso, ecc. è certamente quello di promuovere la “buona amministrazione”.

Sarebbe bello se ciò che oggi viene chiamato “piano triennale per la prevenzione della corruzione” prendesse la denominazione di “piano per la buona amministrazione”.

I contenuti sarebbero gli stessi: si tratterebbe di applicare le norme di legge, di rispettare le scadenze, di astenersi in caso di conflitto di interessi, di perseguire l’economicità dell’azione amministrativa, di assicurare la trasparenza, ecc. Ma tutto questo non è “anticorruzione”, è molto di più: è “buona amministrazione”.

Sarebbe una vera rivoluzione in direzione della sistematizzazione dell’azione amministrativa che potrebbe catalizzare l’interesse di tutti, persino degli amministratori locali che potrebbero presentare con maggiore interesse un “piano per la buona amministrazione” piuttosto che un “piano per la prevenzione della corruzione”.

Farebbe bene anche all’immagine dell’Amministrazione pubblica, il cui compito non è quello di combattere “contro” i fenomeni (visto che si tratta di prevenzione) ma di fare bene e nel modo migliore ciò che le compete.

Mi auguro che non me ne vogliano le “autorità” nate per contrastare singoli fenomeni, ma certamente concorderanno che promuovere la “buona amministrazione” fa bene al Paese e aiuta a contrastare tutte le deviazioni, compresa la corruzione.

Santo Fabiano

*) articolo pubblicato su www.marcoaurelio.comune.roma.it